Il dibattito per le elezioni regionali del Veneto si accende con l’intervento di Marco Guglielmin, candidato per Popolari per il Veneto, che ha lanciato una critica diretta ai tradizionali schieramenti di centrodestra e centrosinistra. Il candidato ha definito i due blocchi come “mastodontici,” uniti solo dalla volontà di “spartirsi il potere” piuttosto che da una visione di governo coerente con l’evoluzione del Paese.
Guglielmin ha sottolineato come la politica italiana abbia “inseguito il Paese senza mai raggiungerlo” per trent’anni, restando “ancorata ai vecchi schemi” mentre la società è diventata “più veloce, più complessa, più esigente.”
Il cuore della critica si è concentrato sulla questione dell’autonomia veneta. Nonostante il referendum del 2018 abbia espresso un consenso schiacciante (98% di Sì), Guglielmin ha denunciato lo stallo: “Siamo nel 2025. Sono passati sette anni. E cosa è cambiato? Il centrodestra — che governa la regione e partecipa al governo nazionale — oggi ripropone l’autonomia come promessa elettorale. Le parole non sono mai mancate; i fatti sì.”
Secondo i Popolari per il Veneto, un’intera generazione ha visto il sogno dell’autonomia “sfilacciarsi” nelle mani di chi avrebbe dovuto realizzarlo.
In netta contrapposizione con le grandi coalizioni, il movimento guidato da Fabio Bui ha scelto di correre in solitaria, puntando su un programma basato su “pochi punti, realizzabili” che non dipendono dai diktat di Roma. L’obiettivo è offrire una “svolta” ai veneti, dimostrando come un partito “minore” nei numeri possa essere “enorme nella concretezza.”
I tre punti cardine del programma sono:
• Sicurezza: Pensata sul territorio.
• Viabilità: Progettata dopo aver “camminato sulle strade.”
• Sanità: Difesa come “patrimonio civico, non come capitolo di bilancio.”
Il candidato ha inoltre citato la mobilitazione spontanea a Treviso, dove è diventato “il volto di questa mobilitazione silenziosa,” e la creazione di un jingle popolare (“Il tormentone delle elezioni venete”) come simboli di una politica che “torna ad essere del popolo.”
Concludendo l’intervento, Guglielmin ha ribadito la missione del candidato Presidente alla Regione Veneto Fabio Bui: “risvegliare la coscienza dei veneti.” L’appello finale è stato a non “restare nel sonno delle promesse mancate” e a dare voce a chi vuole “cambiare davvero,” affinché il Veneto non sia ricordato solo per la politica spicciola, ma per il suo lavoro, cultura, identità e coraggio.
























