Un problema concreto, non solo estetico
«Due esempi diversi, stesso risultato: marciapiedi impraticabili», denuncia la presidente Liliana Gori dell’Associazione No Rotaie di Padova, mostrando alcune foto scattate in via Piovese e via Zeno, nel quartiere Voltabarozzo.
Pali installati in mezzo al passaggio, spazi ridotti all’osso, percorsi che diventano trappole per chi si muove con un deambulatore, una carrozzina o anche solo a fatica.
«Chi progetta e chi approva queste “soluzioni” si è mai fermato a chiedersi come dovrebbe passare una persona con difficoltà motorie?», domanda Gori. «Ogni volta che si realizza una barriera del genere, si calpesta un diritto: quello all’accessibilità e alla dignità della persona.»
Un appello al Comune: progettare con empatia
L’Associazione chiede al Comune di Padova un intervento immediato per verificare la conformità dei marciapiedi e delle nuove opere urbane alle norme sull’abbattimento delle barriere architettoniche (Legge 13/1989 e DPR 503/1996).
«Non servono proclami – spiega Gori – ma progetti che partano dall’ascolto di chi vive la città ogni giorno, soprattutto le persone fragili. Basta poco: coinvolgere le associazioni nella fase di progettazione, adottare standard europei di mobilità accessibile, e formare chi pianifica gli spazi urbani.»
Esempi virtuosi da imitare
I No Rotaie propongono di ispirarsi a città europee che hanno trasformato le barriere in occasioni di inclusione.
A Bologna, per esempio, i percorsi pedonali accessibili sono mappati e integrati in un sistema digitale consultabile da smartphone.
A Copenhagen, i marciapiedi sono progettati con pendenze dolci, materiali antiscivolo e spazi di manovra per carrozzine, senza sacrificare l’estetica.
«Non servono miracoli, ma volontà politica e visione civica – sottolinea Gori –. Padova può diventare un modello di città inclusiva, ma deve volerlo davvero.»
“Ogni barriera è una ferita alla cittadinanza”
L’appello dell’Associazione è chiaro: «L’accessibilità non è un costo, ma un investimento nella civiltà. Ogni barriera che resta è una ferita alla cittadinanza – conclude Gori –. Vogliamo una Padova che cammini insieme, non a due velocità: quella di chi può e quella di chi è costretto a fermarsi davanti a un palo.»

























