L’assessore all’Edilizia privata Antonio Bressa commenta: “Il nostro ufficio di vigilanza ha verificato la compatibilità del centro islamico di via Turazza con la normativa regionale, la cosiddetta “legge anti-moschee” che rende di fatto molto complicato poter insediare luoghi di incontro e preghiera nel contesto urbano. Una norma che è una peculiarità della Regione Veneto e che rischia di relegare alla clandestinità chi vuole esercitare il proprio personale diritto di libertà di culto imponendo la necessità per chi vuole incontrarsi con finalità religiose di acquisire un’intera area da convertire urbanisticamente a luogo di culto. Non è questo il nostro approccio, perché se da un lato vogliamo che gli spazi siano sicuri e dotati dei necessari standard dall’altro vogliamo individuare soluzioni che siano realmente percorribili per tutti in linea con i nostri principi costituzionali.
Continueremo quindi ad agire sul piano della regolarità edilizia per assicurare il necessario rispetto delle regole che sono previste nella Regione, ma contestualmente abbiamo stabilito contatti con tutte le comunità islamiche per governare un fenomeno che esiste, quello dei luoghi di culto, verso l’obiettivo dell’integrazione e del dialogo in un contesto di legalità e sicurezza. Con gli assessori competenti, ovvero il vicesindaco Micalizzi, Ragona, Benciolini e Colonnello presto ci riuniremo con tutti i loro rappresentanti per individuare possibili soluzioni in grado di garantire la libertà di culto e la gestione, alla luce del sole, dell’insediamento di strutture religiose pur nel complicato contesto voluto dalla Regione. Perché solo una società più integrata e coesa è una società più sicura.”
L’assessore all’Urbanistica Andrea Ragona aggiunge: “La cosiddetta legge “anti-moschee” della Regione Veneto è fatta appositamente non per risolvere i problemi, ma per crearne e in questi anni tutti i Comuni si sono scontrati con la sua assurdità, dal momento che mette i bastoni tra le ruote a chi vuole regolarizzare alcune situazioni. È una questione strettamente legata all’urbanistica, dal momento che per poter garantire un diritto sancito dalla Costituzione, cioè il diritto a professare liberamente la propria religione, obbliga a istituire processi molto complessi, ovvero attuare varianti istituendo zone religiose con standard urbanistici particolari e oneri che non tutti possono affrontare. Ricordo peraltro che la legge si riferisce a tutte confessioni religiose, e che sono decine, se non centinaia di migliaia le persone straniere in Veneto, che professano diverse religioni e quindi sono colpite da questo provvedimento che non tiene conto delle decine di realtà che già esistono e non creano alcun problema. Anzi, la legge andrebbe rivista oltre che per garantire un diritto costituzionale, proprio per permettere di avere la mano più dura nei confronti di chi non rispetta le regole.”





















