Preoccupazione e sconcerto tra il personale sanitario dell’Arma dei Carabinieri per la riforma della sanità militare che il Ministero della Difesa starebbe portando avanti con criteri definiti “top secret”. A denunciarlo è USMIA Carabinieri, che chiede un confronto urgente e garanzie concrete per salvaguardare specificità, diritti acquisiti e dignità professionale.
“In uno Stato di diritto non si può attuare un provvedimento epocale con criteri opachi, escludendo le parti sociali – afferma l’Associazione –. Questa riforma rischia di ignorare peculiarità fondamentali del personale medico, veterinario, psicologo, farmacista e infermieristico dell’Arma.”
L’Associazione, a nome di donne e uomini di ogni grado, rivolge al Ministro della Difesa Guido Crosetto due richieste principali:
- Mantenimento delle specificità professionali – Tutela delle qualifiche di Ufficiale di Polizia Giudiziaria e di Pubblica Sicurezza, conferma dell’appartenenza all’Arma e salvaguardia di criteri per carriera, trattamento economico e diritti acquisiti.
- Ruolo delle Infermerie e attività intramoenia – Chiarezza sulla riorganizzazione delle Infermerie Presidiarie, distinzione dalle strutture centrali e regolamentazione precisa della possibilità di esercizio professionale in regime intramoenia.
USMIA (Unione Sindacale Militare Interforze Associati) ricorda inoltre la lettera inviata il 19 luglio 2025 al Ministro Crosetto, chiedendo l’apertura immediata di un tavolo di confronto con gli uffici tecnici della Difesa.
“È indispensabile – conclude il Segretario Generale Carmine Caforio – che la riforma sia costruita con attenzione e rispetto, garantendo ai Carabinieri della sanità militare la possibilità di continuare a servire il Paese con orgoglio e senza perdere la propria identità professionale e istituzionale.”






















