L’area all’interno dell’Anfiteatro Romano lungo Corso Garibaldi riapre al pubblico in continuità con i Giardini che si affacciano sul Piovego da un lato e il Giardino antistante il Museo degli Eremitani che ospita numerose statue e installazioni d’arte contemporanea dall’altra. Questa mattina l’assessore alla cultura Andrea Colasio con la direttrice dei Musei Civici Francesca Veronese e Aisha Ruggeri direttore creativo e project manager dell’ ATI Giardini dell’Arena che gestisce le iniziative ai Giardini (dai chioschi agli eventi culturali e musicali) hanno simbolicamente aperto il cancello tra l’ Anfiteatro e i Giardini, lungo la pista ciclabile che si snoda dietro la statua di Garibaldi.
L’obiettivo è integrare in modo definitivo l’Arena nei percorsi dei Giardini, trasformandola in una vera e propria sala museale all’aperto, che sarà sempre liberamente fruibile dai cittadini e dai turisti senza necessità di acquistare il biglietto dei Musei. Gli ingressi saranno quindi due, il cancello verso nord che la mette in continuità con i Giardini e il cancello che la collega con l’area verde del Museo degli Eremitani.
Nel mese di agosto l’apertura sarà sperimentale, il sabato e la domenica, con gli stessi orari del Museo, dalle 9 alle 19 ma l’obiettivo è, dall’autunno una apertura sette giorni su sette.
Saranno organizzate visite guidate ed eventi culturali in collaborazione non solo con il Museo, ma anche con l’Unione Buddisti Italiani e con il Conservatorio di Padova.
L’assessore alla cultura e al turismo Andrea Colasio spiega: “In concomitanza con il mese di apertura gratuita dei Musei per tutti i padovani apriamo questa area all’interno dell’Arena Romana, ma l’obiettivo è anche quella di far sì che questa interazione tra questi due mondi fino a ieri separati possa continuare in modo duraturo e non contingente. L’idea è quella di ampliare l’Insula Museale. Storicamente, i Giardini facevano parte dell’Insula Museale, fino a quando fu realizzata incredibilmente tra Arena e Giardini una strada, che oggi per fortuna non c ‘è più. I Giardini che in passato erano un luogo di degrado, sono diventati oggi un luogo di accoglienza e io mi congratulo con tutti quelli che gestiscono lo spazio per la qualità del lavoro fatto e dell’offerta proposta ai cittadini e ai turisti. Il progetto finale prevede un continuum tra le opere d ‘arte contemporanea che sono ospitate nello spazio antistante del museo e i Giardini. Quindi andremo a creare un percorso unitario che metterà in relazione attraverso l’arte contemporanea questi due spazi, Devo ringraziare la direttrice del Museo che ha lavorato a stretto contatto con loro, definendo questa insula museale ampliata, caratterizzata anche da elementi legati alla ristorazione: quindi è come se il Museo dilatasse i suoi spazi, compenetrandosi con l ‘area dei Giardini. E’ una bella operazione culturale che in prospettiva della pedonalizzazione dell’area di fronte al Museo crea veramente una Padova sempre più strategicamente decisa ad investire sulla politica dell’accoglienza culturale
La direttrice dei Musei Civici Francesca Veronese sottolinea:“Noi dobbiamo pensare all’Arena Romana come a una sorta di sala museale all’aperto. Nasce proprio come propaggine del Museo Archeologico che stiamo cercando di aprire, di valorizzare al massimo. Abbiamo una programmazione di attività e quindi diventerà uno spazio vivo. Con questa apertura lo spazio si dilata, gli spazi si collegano, quindi l’obiettivo è proprio creare all’interno dell’Arena Romana uno spazio che il turista e il padovano che passano, possano godere perché è un pezzo di storia, di archeologia, di cultura che dialoga con la parte viva della città. Questa è una zona bellissima, ricchissima di storia. Bisogna incominciare a capirlo e questa è un’occasione per avvicinarsi a questo mondo e capire la storia della città antica. Poi sarà anche l’occasione per entrare in Museo. Per tutto agosto il Museo è aperto gratuitamente per i padovani e all’interno ci sono dei reperti che si collegano alla vita nell’Arena, che era una vita molto turbolenta, molto all’insegna del combattimento, del sangue. C’è ad esempio una vetrina che ospita un corredo funerario di un bambino, che è stato trovato in corso Vittorio Emanuele, e questo bambino era stato sepolto con un piccolo gladiatore di terracotta, con un elmo rimovibile. Era un giocattolo. Dobbiamo pensare che il gladiatore in epoca romana era paragonabile ai calciatori di oggi le cui magliette sono desideratissime dai bambini. Ecco, questo bambino patavino di epoca romana muore piccolo, perché dalle analisi sappiamo che muore a circa tre anni, e qualcuno gli dà come segno di amore, in questo viaggio finale, il suo giocattolo preferito, che era un gladiatore di terracotta colorato. Quindi questa è un’occasione per passare dall’Arena al Museo e scoprire piccoli tesori di vita del passato”.
Aisha Ruggeri dell’ATI “Giardini dell’Arena” che gestisce i Giardini stessi spiega: “Per noi dei Giardini dell’Arena è un grande giorno: senza fare troppa dietrologia dobbiamo ricordarci che arriviamo da un luogo che veniva chiuso, circoscritto, che faceva paura alla comunità, invece oggi la parola che portiamo qui è connessione. Noi dei Giardini e rappresento qui quindi tutto lo staff, i soci, ricordo che questa è una gestione privata, un partenariato pubblico privato, siamo veramente lieti finalmente che oggi si possa parlare di apertura. Il tutto si inquadra anche all’interno di un progetto che oggi vi presento per la prima volta che si chiama Eco Urbani un progetto vincitore del Bando Luoghi Non Comuni indetto dalla Fondazione Cariparo e che realizziamo in collaborazione con APS Holding, con il Conservatorio di Padova e con l’Unione Buddhista Italiana. E’ un progetto che in parte sosterrà alcune delle iniziative che avverranno sia in termini di visite guidate, sia in termini di azioni di benessere e di meditazione proprio all’interno di questi vasi comunicanti che si stanno creando oggi in un’ottica quindi di ecocentrismo, dove per ecocentrismo in questo caso ovviamente non mi sto rifacendo a un concetto di tipo ecologico in senso stretto ma sto esprimendo più un’idea del giardino non più chiuso in se stesso ma che esca da se stesso andando quindi a rappresentare un avamposto prezioso di socialità”.























