È un momento speciale per il tennis italiano e per Jannik Sinner, che scrive una nuova, storica pagina dello sport azzurro. Il fuoriclasse altoatesino conquista la sua prima finale a Wimbledon, diventando il primo italiano di sempre a raggiungere l’ultimo atto in tutti i tornei dello Slam. Prima di lui, solo Matteo Berrettini nel 2021 e Jasmine Paolini nel 2024 erano riusciti nell’impresa sull’erba londinese. Ma nessuno, finora, aveva completato un percorso così completo e impressionante nei quattro tornei più prestigiosi del tennis mondiale.
“Non riesco a crederci – ha detto a caldo Sinner – È il torneo che seguivo alla tv da piccolo, e mai mi sarei immaginato di poter disputare la finale un giorno su questo campo.”
Per Sinner si tratta della quarta finale Slam consecutiva, la quinta complessiva. Dopo lo stop di tre mesi per infortunio, la ripresa è stata da campione vero, culminata con la finale al Roland Garros poche settimane fa, e ora con un’altra impresa sull’erba più prestigiosa del circuito.
“Difficile dire quale finale mi abbia sorpreso di più – racconta – ma tornare dopo l’infortunio e arrivare in fondo a Parigi è stato speciale. Qui a Wimbledon è diverso, anche dal punto di vista mentale: ogni finale Slam è una sorpresa, niente va dato per scontato”.
E proprio dal campo centrale di Wimbledon, gli viene ricordato un dato che lo fa entrare in una ristrettissima élite: negli ultimi 30 anni, solo altri quattro giocatori hanno giocato una finale in tutti gli Slam: Roger Federer, Rafael Nadal, Novak Djokovic e Andy Murray. Ora c’è anche Jannik Sinner.
“Sono in buona compagnia, direi – sorride – ma non è possibile fare paragoni: quello che hanno fatto in 15 anni di carriera è qualcosa di incredibile”.
Domenica sarà Carlos Alcaraz l’avversario nell’attesissima finale. È la seconda consecutiva tra i due, dopo quella spettacolare del Roland Garros.
“Speriamo possa essere una bella finale, anche se sarà difficile fare meglio dell’altra! – dice Sinner – È sempre un onore condividere il campo con Carlos, lo ammiro molto. Le nostre partite ci spingono al limite e credo che questa rivalità sia un bene per il tennis”.
Il rispetto è evidente, ma anche la consapevolezza della sfida: “Lui sarà il favorito, ha già vinto qui due volte ed è tosto da battere sull’erba. Ma io sono pronto a giocarmela”.
L’ombra della sconfitta a Parigi non sembra pesare sulla mente del campione azzurro: “Se fosse ancora presente nella mia testa, probabilmente non sarei arrivato a giocare un’altra finale Slam. Le domeniche nei tornei sono speciali, e io amo avere un’altra occasione per mettermi alla prova”.
Nella semifinale contro Novak Djokovic, Sinner ha sfoderato una delle migliori prestazioni della sua carriera, dominando nei primi due set e approfittando di un acciacco del serbo nel terzo.
“Ho servito molto bene, con una percentuale alta di prime. Questo mi ha dato fiducia – ha spiegato – È stata una delle mie migliori partite sull’erba. Ma in finale sarà tutto diverso: nuovo avversario, nuove condizioni”.
Quella di domenica sarà più di una partita. Sarà la sfida tra i due volti nuovi del tennis mondiale, in un’epoca che ha salutato i suoi mostri sacri ed è alla ricerca di nuovi dominatori. Jannik Sinner c’è, con la sua serietà, la sua tenacia, la sua umiltà. E ora sogna il titolo più prestigioso di tutti.























