Editoriale di Gori Claudio (direttore@irog.it)
Oggi più che mai Padova merita risposte concrete. Eppure emerge con sempre più chiarezza un unico grande interrogativo: perché il restauro dell’Ala Nord del Castello dei Carraresi, annunciato e presentato come un intervento prioritario nel Pnrr, è stato “staccato” dal Piano, con la restituzione di 5,3 milioni di euro – di cui 4 già appaltati – e, peggio ancora, con un possibile aggravio di costi per le casse comunali quantificato in circa 6 milioni, interessi inclusi?
A porre la lente d’ingrandimento su questa clamorosa vicenda è il gruppo di Fratelli d’Italia di Padova nome di Matteo Cavatton e Elena Cappellini, che per primo oggi su “Il Mattino di Padova” – nella puntuale inchiesta della collega Daniela Gregnanin – denuncia che “l’intervento sull’ala nord del Castello… vede un avanzamento al 55% sia ad agosto 2024 sia a giugno 2025” e che “il Comune ha deciso di restituire i fondi Pnrr” perché non è in grado di concludere i lavori entro la scadenza del 30 giugno 2026.
Provo a fare maggiore chiarezza:
6 milioni a fondo perduto? No, a carico dei cittadini
Se la nostra memoria non ci inganna, i 5.300.000 euro stanziati erano fondi a fondo perduto destinati al restauro. Ma quei soldi, anziché essere spesi, sono stati rispediti indietro. Secondo Matteo Cavatton e Elena Cappellini, per questo “il Comune ha rinunciato al finanziamento a fondo perduto del Pnrr per ricorrere ad altra sovvenzione, da restituire però con interessi, con un aggravio per le casse comunali pari a circa 6 milioni”.
Lavori al 55%: e il resto?
Secondo Fratelli d’Italia, l’intervento è completato solo al 55%, con stoppate e ripartenze. L’iter burocratico – autorizzazioni, progettazione, affidamenti – è avvenuto tra aprile e giugno 2024, i lavori sono partiti a giugno ma si sono subito fermati. Una potenziale inefficienza colossale che fa stringere il cuore di incredulità: come si può pensare che un progetto “strategico” non potesse andare a buon fine in un anno, approfittando dei cantieri aperti?
3) Rischio contenziosi: e noi che paghiamo?
Aggiungiamo che la ditta appaltatrice – Lares e Radar – ha diritto a chiedere rimborsi per danni da fermo cantiere e mancati utili, avendo ormai lavorato quasi due anni. La stima? Ancora tutta da quantificare, ma già immaginare un possibile accordo milionario tra privato e Comune fa rabbrividire. E chi pagherà la parcella? Sempre noi cittadini? Forse si, non è escluso che tutti noi dovremo mettere le mani nelle nostre tasche.
Era l’unico intervento di rilievo sugli immobili storici
Sempre Gregnanin, nel suo articolo, ricorda che questo restauro era “l’unico intervento di rilievo nel settore edilizia monumentale degli ultimi otto anni”. Nessuno, allora, può dire che non si sapeva: era chiaro a tutti che era l’occasione del secolo per il Castello.
La credibilità di Padova in gioco
La nitidezza e l’autorevolezza di Padova come città storica, turistica e culturale si reggono sulla cura dei suoi monumenti. Qui, invece, abbiamo un restauro “spezzatino”, un intervento di cui non si sa se vi sarà l’abbandono economico e non solo, oltre il problema dei fondi restituiti e conti da pagare. Una prodezza di inefficienza? Non possiamo più tollerare una Padova in cui le buche dei marciapiedi e delle strade attraversate dai cantieri del SIR, questa mattina Via Giardinetto a Padova era una trincea da attraversare con le ruota in acciaio e non con i copertoni, non sembrano rispecchiare l’Urbs Picta decantata.
Non sono affatto soddisfatto come cittadino e quale giornalista sento la necessità di fare delle valutazioni anche di bilancio economico, seppure molto schematico, che faccia riflettere sulla gestione. Ovvero, quanto ci è costato rinunciare al PNRR? E’ tutto finanziato solo dal PNRR?
Con i dati pubblici e le valutazioni personali, questo è il mio calcolo “vivo” per il quale sindaco o Giunta mi potranno smentire ufficialmente via Pec (gori@pec.it) e non verbalmente, al fine di rettificare o correggere:
Finanziamento PNRR perduto:
- Totale previsto: €5.300.000
- Quota già appaltata (Lares e Radar): €4.000.000
- Quota restituita al Ministero: 5,3 milioni a fondo perduto, cioè non rimborsabili
Perdita netta per Padova: – 5.300.000 €
Nuovo finanziamento con oneri
Come ricostruito da Fratelli d’Italia, ora il Comune attinge o attingerà a un altro fondo nazionale, ma con obbligo di restituzione + interessi.
Stima:
- Nuovo costo stimato con interessi: circa 6.000.000 €
Differenza rispetto al fondo perduto PNRR:
= 6.000.000 € – 0 € (del PNRR)
= +6.000.000 € a carico delle casse comunali, quindi dei padovani.
Rischio contenzioso imprese (Lares e Radar)
- Lavori iniziati, poi bloccati
- Le ditte appaltatrici possono chiedere:
- danni da fermo cantiere
- mancato utile d’impresa
- rivalutazione dei costi dovuti al rinvio del progetto
Stima minima potenziale contenzioso (prudente): tra 500.000 e 1.000.000 € (valore basato su analoghi precedenti in edilizia pubblica)
Costo opportunità: turismo e valorizzazione culturale persa
Un Castello ristrutturato, pronto entro il 2026, avrebbe generato:
- aumento attrattività turistica
- entrate da eventi, biglietti, mostre, visite scolastiche, merchandising
Stima prudente su base annua post-restauro:
- 50.000 visitatori annui x 5 € medi = 250.000 €/anno
- x 5 anni (2026–2030): 1.250.000 € persi o ritardati
IL CONTO COMPLESSIVO PER PADOVA
| Voce di spesa/perdita | Importo (€) |
| Finanziamento PNRR perso | – 5.300.000 |
| Nuovo finanziamento (con interessi) | – 6.000.000 |
| Potenziale contenzioso con imprese | – 750.000 (*) |
| Perdite da mancata valorizzazione turistica | – 1.250.000 (*) |
| TOTALE ECONOMICO NEGATIVO STIMATO | – 13.300.000 € |
*stima intermedia prudente, suscettibile di aumento
Il paradosso dell’inefficienza potenziale, in sintesi sembra senza eventuali smentite dagli organi di competenza con dati ufficiali alla mano:
- Abbiamo restituito 5,3 milioni che non dovevamo restituire
- Stiamo per spenderne 6 con interessi, più possibili danni alle imprese
- E abbiamo perso almeno altri 1,25 milioni in opportunità culturali ed economiche
- Il tutto senza certezza che il progetto finisca comunque nei tempi promessi
Devo concludere evidenziando che, mentre in altre città italiane i fondi PNRR stanno rifondando musei, biblioteche e centri storici, Padova si ritrova a pagare di tasca propria un restauro che sarebbe potuto costare zero.
La città ha perso risorse, tempo, fiducia, e rischia di riaprire un cantiere infinito proprio sul suo bene storico più emblematico.
Una domanda, allora, è d’obbligo: Chi ha sbagliato? E chi se ne assume la responsabilità politica, tecnica, amministrativa?
In previsione del Consiglio Comunale di Padova convocato questo pomeriggio, mi permetto pubblicamente di chiedere al Sindaco e alla sua Giunta:
- Perché il Comune non ha rispettato la scadenza Pnrr?
Quali ragioni tecniche lo giustificano? - Quanto abbiamo già speso – e quanto spenderemo esattamente – con fondi cittadini?
Precisare cifre immobili, interessi e possibili penali. - Qual è il cronoprogramma aggiornato?
Le imprese devono riprendere i lavori subito, ma con quali risorse? - Come garantiremo che interventi futuri – Mura, Piazze storiche ecc. – non finiscano fuori Pnrr?
Padova ha diritto a risposte pubbliche, immediate, trasparenti. Non valgono più i soliti silenzi o coperture istituzionali. Se il Castello Carrarese è davvero il cuore pulsante della città, allora batta ancora, ma non con il respiro lasciato a metà.























