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La fama mondiale dell’artista concettuale americana Jenny Holzer rimanda la mente alle sue famose projections, in particolare modo a quelle del 1996 di Firenze con proiezioni allo xeno del pensiero, sul lungarno ( “I am Losing Time”, “I smell you on my skin”, ecc.) fino alle suggestive concezioni di Cracovia nel 2011 in cui l’accavallamento notturno tra mura ed acqua emanavano suggestive riflessioni (tra le quali “And now I don’t know what in all that was real…”, “My heart grew weary from joy, despair, arbor…”).

Molto frequenti e internazionali le proiezioni: oltre Firenze e Cracovia, anche Rio de Janeiro, Venezia, Parigi, Liverpool, Berlino, Torino, New York, Miami, Londra, Roma e molte altre città in cui il segno memorabilmente riflessivo ha lasciato un solco nella propria espressione visuale e concettuale; le proiezioni in ambiente cubico-3D di Melbourne (2009) hanno profuso un senso di profondità contemporanea tra concetto e spazio, lasciando all’individuo un percorso accompagnato verso l’orizzonte d’ambiente, osservato e letto da posizioni comode ed agiate, sdraiati su grandi cuscini al suolo (“Thirteen seventeen and forty seconds. That girl, she’s walking along with a greenribbon in her air…” ed altri concetti).

Concetti espressi non solo con proiezioni allo xeon o mediante Led luminosi dal formato differente (Survival Series, 1983-1985), ma anche incisioni su lastre cimiteriali in pietra (“Under the rock”, 1986) e una serie di 15 noti posters di colore diverso (“Inflammatory Essay”, 19179-1982) dai testi provocatori, ispirati a scritti di personaggi, tra i quali Vladimir Lenin, Mao Tse-Tung e Emma Goldman.

Il Museo Correr di Venezia ospita la mostra “War Pintings” (“Dipinti di Guerra”, dal 07.05.2015 al 22.11.2015)) composta da  14 delle 20 opere corrispondenti a documenti di Stato e desecretati, riferiti ad operazioni militari statunitensi in Iraq e Afghanistan, post 11 settembre. Nella sala 32 del Museo Correr si può ammirare, leggere e porre riflessioni di fronte alle grandi tele esposte, che hanno portato Jenny Holzer a realizzarle tra il 2006 ed il 2015 con un pensiero convinto della stessa artista “Il contenuto parla da solo, la normalizzazione della tortura, da parte di chiunque, è riprovevole”.

JH1570_T17_00_001.tifLe opere esposte al Museo Correr sono realizzate in anni differenti e sono e riferite a rapporti e documenti del CID (Comando Investigativo Penale dell’Esercito statunitense) e autorità Afghane relativi a inchieste e accuse su violenze sistematiche presso la base americana di Gardez; valutazioni dell’FBI su gruppi terroristici, considerazioni sulle dottrine sciite, sul terrorismo e gruppi presenti negli Stati Uniti. I dipinti esposti a Venezia sono: “Water mixed with snow “ (“Acqua mista a neve”, 2012-2013; olio su tela 147,3×111,8 cm.), “I was called” (“Mi hanno chiamato”, 2013; olio su tela, 147,3×111,8 cm.), “In (JIHAD) time” (“Al tempo del (JIHAD)”, 2014; olio su tela, 147,3×111,8 cm.), “I was arrested” (“Sono stato arrestato”,2013-2014; olio su tela, 147,3×111,8 cm.), “I my self” (“Io in persona”,2014-2015; olio su tela, 147,3×111,8 cm.), “We are not” (“Non siamo”, 2014; olio su tela, 147,3×111,8 cm.), “Terroristic Group” (“Gruppo Terroristico”, 2013; olio su tela, 203,157,5 cm.), “After my transfer” (“Dopo il mio trasferimento”, 2014; olio su tela, 61×46,2 cm.), “Neck was tied up to” (“Legato il collo”, 2014; olio su tela, 61×46,2 cm.), “We are very happy” (“Siamo molto contenti”, 2014; olio su tela, 61×46,2 cm.), “Question Answer” (“Domanda Risposta”, 2014; olio su tela, 203,2×157,5), “or Burnt” (“o Ustionato”, 2013; olio su tela, 203,2×157,5), “The behavior” (“Il comportamento”, 2013; olio su tela, 203,2×157,5) e “XX 7” (un rapporto del 1984 prodotto dall’FBI, 2013-2015; olio su tela, 203,2×157,5).

L’inchiesta del CID avviata nel 2004 sulle violenze nella base afghana di Gardez in cui morì nel 2003 il detenuto Jamel Nasser (testimoni militari Usa dichiararono che gli otto uomini coinvolti erano stati tutti curati e trattati umanamente, mentre ex detenuti dichiararono il contrario) interessa le esposte opere “Water mixed with snow “,“I was called”, “The behavior”, “or Burnt”, “I was arrested”, “Question Answer”, “In (JIHAD) time”, “We are not”, “Question Answer” e “I my self”.

Nel 2004 l’FBI stilò un rapporto dettagliato sulla possibilità che gli Stati Uniti venissero colpiti dall’interno il rapporto era intitolato “La minaccia terroristica alla patria: una valutazione dell’FBI): l’opera esposta e interessata è  “Terroristic Group”.

Jenny-Holzer-Phase-IV-Operations-pewter-2007Altre opere sono il frutto della stimolazione di un articolo del 2004 del New York Times in cui vennero riportate le dichiarazioni di violenze fisiche e brutalità anche sessuali di un colonnello della polizia afghana nelle mani delle forze Usa; l’NSA (National Security Archive) raccolse circa 536 pagine dell’indagine in cui sembra che fosse coinvolto anche il personale afghano e britannico: le opere esposte sono “After my transfer”, “We are very happy” e “Neck was tied up to”.

Infine l’opera “XX 7” ovvero il rapporto dell’FBI, del 1984, intitolato “Valutazione di pericolosità dell’attivismo sciita filo-khomeinista negli Stati Uniti” su gruppi sospettati di spionaggio e fiancheggiamento al terrorismo mediorientale operante negli Stati Uniti.

Osservando attentamente le opere esposte si può percepire una senso di insicurezza e sdegno verso la violenza e la tortura; il significato delle parole riportate su tela a dimensione considerevole non consente una spensierata lettura delle stesse: questo l’intento, l’obiettivo di Jenny Holzer ovvero graffiare l’animo per sensibilizzarlo alla repulsione della tortura.

Brevi e reali documenti che vogliono testimoniare alle gioventù del mondo tutto l’orrore del rapporto umano in conflitti di guerra, al fine di evitare l’ingaggio in simili azioni e infondere quello che è definito il “coraggio salvifico” per contrastare la brutalità.