• ESSERE GIORNALISTI COLLABORATORI OGGI, IL CORAGGIO DI SOPRAVVIVERE

    Editoriale, Gori Claudio (direttore@irog.it)
    Gori Claudio, direttore iROGPRESS – www.irog.it
    Essere giornalisti oggi richiede sempre più sacrificio, formazione professionale, impegno senza orario e in corsa tra una intervista e una fonte per produrre poi la notizia a cui il lettore ha diritto, nella sua essenzialità, neutralità e rispetto di codici deontologici. Un lavoro professionalizzante, sia per i pubblicisti regolarmente iscritti all’Ordine sia per quanti vogliano avvicinarsi ad un mestiere che molte soddisfazioni dona, ma anche rinunce e fatica richiede. In quest’ultima settimana il comunicato del Cdr di un noto quotidiano comunica una unilaterale decisione: il drastico troncamento dei compensi dei collaboratori in rapporto alle righe prodotte, a partire dal prossimo 1 maggio, ricorrenza della festività dei lavoratori, se oggi tale può essere qualificata. Il rigaggio dei pezzi sarà innalzato, senza adeguamento del modico compenso percepito dal giornalista collaboratore “La griglia di riferimento, imposta senza alcuna contrattazione, va da un minimo di 4 euro a un massimo di 19 euro lordi, senza alcun rimborso delle spese sostenute. Per 19 euro lordi sono richiesti i servizi superiori alle 68 righe. Si tratta di compensi inaccettabili: uno sfruttamento del lavoro giornalistico, – dichiara una nota dell’Ordine dei Giornalisti del Veneto – di cui viene calpestata ogni dignità in una fase in cui sarebbe invece necessario investire sulla qualità professionale. Sindacato e Ordine si attiveranno in tutte le sedi, ad iniziare dalla magistratura, per tutelare gli interessi dei colleghi e per perseguire eventuali responsabilità individuali.” Il pubblico, il lettore e l’intera comunità hanno una visione nobiliare del giornalista moderno, merito dalle passione e dedizione costante infuse con l’adrenalinico scopo di informare puntualmente di eventi, cronaca, politica quale delicato tema che lambisce talvolta il rischio di ripercussioni professionali, oltre gossip e l’amato sport nelle sue eterogenee discipline. Eppure cotanta dedizione e professionalità, che indirettamente amalgama il pubblico e porta al successo i giornali, sembrano essere difetti anziché pregi. Dedizione, puntualità e professionalità sono un vantaggio, un diretto beneficio per gli editori; il giornalista vive il tessuto sociale e politico, ambientale e sportivo per produrre righe d’emozione o di discussione, digitando righe su righe e consumando le proprie suole, il carburante e la serenità a proprie spese: mai un giornalista si permetterebbe di etichettare un editore come semplice “stampatore”, al contrario la professione giornalistica sembra essere mortificata, anche il collaboratore giornalista ha il suo break-point oltre il quale v’è la insperata miseria economico-professionale. Una scelta quella dell’editore “[…] senza preoccuparsi in minima parte che così facendo si va a incidere nella carne viva delle persone, molte delle quali hanno nel Gazzettino l’unica fonte di reddito – aggiunge l’Ordine del Giornalisti del Veneto – fornendo la loro prestazione quotidiana in regime di mono committenza […]”. Perché una simile umiliazione per i collaboratori giornalisti? Perché non un invito alla partecipazione alla valutazione economico-professionale con l’Ordine ed i sindacati? Perché cotanta “molestia” economica? La motivazione del quotidiano chiarisce la causa: “[…] abbiamo rilevato che il nuovo Gazzettino presenta una sostanziale e significativa variazione dei volumi interni, determinatasi principalmente come conseguenza dell’ampliamento del format e delle modifiche intervenute sulla grafica”. Il malessere è figlio d’una scelta editoriale che, forse, doveva essere valutata a priori, prevedendo inconvenienti o problemi che avrebbe potuto produrre; la comunicazione aziendale deve contemplare una relazione interna anche con collaboratori e professionisti che avrebbero potuto scongiurare una simile carneficina remunerativa e proporre alternative d’interesse comune. Conseguenza? “…i pezzi imposti dal grafico sono più lunghi, ergo, si scrive di più, ergo risultano più pezzi con rigaggi maggiori e relativi compensi e quindi la spesa cresce.” Lavorare di più per essere pagati meno: se applicato da tutte le testate nazionali si innescherebbe la miccia del cottimo stracotto che potrebbe indurre ad una produzione di minore qualità e quantità, con conseguenti riduzioni delle copie vendute e ulteriore ipotetico taglio dei compensi. Il morso della coda è prevedibile ed il rischio è che si pubblichi tutto e di tutto per riempire gli spazi vuoti: non è sicuramente questo il caso, mai il rischio futuro che altri editori seguano l’esempio potrebbe innescare realmente una riduzione delle copie vendute perché, non dimentichiamolo, il lettore è sempre più esigente e le fonti di informazioni sono molte, non solo cartacee. Quali sono effettivamente le nuove tariffe, decise dal quotidiano del caso, “comprensive di ogni spesa eventualmente sostenuta e al lordo delle trattenute contributive e fiscali”? 7-20 righe, euro 4,00 lordi 21-43 righe, euro 9,50 lordi 44-68 righe, euro 15,00 lordi dalle 69 righe in su, euro 19,00 lordi Ipotizzando una media di euro 10,00 lordi per articolo, un giornalista monomandatario dovrebbe produrre mensilmente e mediamente almeno 120 articoli di 60 righe ciascuno, per un totale di 7.200 righe e raggiungere un compenso mensile lordo di circa 1.200 euro, senza rimborso spese. Spese costantemente in crescita, confidando nella buon salute. L’ulteriore rischio indiretto? Un effetto mediatico che potrebbe avviare un lento abbandono della professione collaborativa e un allontanamento di giovani la cui sana passione e curiosità andrebbe a favore della qualità, del servizio offerto al pubblico ed anche dell’editore La stampa nazionale necessità di un generale riordino e perfezionamento delle linee editoriali affinchè combacino anche con le esigenze dei lettori, evitando il collasso economico. La lettura giornalistica deve essere incentivata dall’interesse, dal pregio e certamente dal ritorno economico editoriale,  ma non sempre il taglio dei costi è l’esclusiva soluzione. Deve prevalere il coraggio nazionale d’investimento e non di dequalifica o sufficienza mediatica. La qualità, diretta o indiretta, potrebbe migliorare ed allontanare il rischio di impassibilità del pubblico: le copie vendute sono o saranno la prova tangibile dei miglioramenti apportati. Non è questa un’ode al giornalista, professionista o pubblicista che sia, bensì una fantastica e triste realtà: il fantastico amore per la professione esercitata ed la triste ingratitudine economica.
  • IL FUTURO GOVERNO DELL’ISOLA CHE NON C’E’

    Editoriale di Gori Claudio
    Di Maio & Friends hanno raccolto molti voti anche grazie alle “fantomatiche” promesse elettorali sul reddito di cittadinanza, che ad oggi hanno il solo sapore di una azione politico-marketing che ha indotto disoccupati e inoccupati alla convinzione di un automatico reddito mensile, senza conoscere dettagli e requisiti di una legge che non c’è. Il marketing emozionale e del bisogno, prevedibilmente quasi inapplicabile per mancanza di copertura economica, batte l’orientamento alla soluzione dei problemi del nostro Paese: ciascuno pensa all’egoistico bisogno individuale, dimenticando quello collettivo e futuro. I valori reali, definiti anche dalla coscienza che spesso appare latitare, sono surclassati dalla frenetica rincorsa al bene materiale e imminente, quale riflesso di appartenenza a categorie sociali o modelli di vita di proprietà mediatica o altrui. L’ignoranza e l’urlo elettorale ha battuto la realtà dei fatti, la cecità e l’incoscienza ha fatto ignorare le più elementari e ragionevoli regole democratiche ed economiche: il nuovo Governo non è ancora in carica e le prime convocazioni sono programmate per il prossimo 27 marzo, senza alcuna certezza che sia guidato dal Movimento 5 Stelle o da altri accordi tra coalizioni e partiti/partitelli travolti dalla realtà dei fatti: dall’Urbe non si ascolta il popolo sovrano, dimenticando il ruolo istituzionale confondendolo con un diritto/dovere di potere acquisito e tramandabile in futuro con ripescaggi di perdenti elettoralmente, complice l’oscena legge elettorale. Non esistono moduli da compilare per la richiesta del promesso Reddito di Cittadinanza, non esistono oggi sportelli Caf ad esso dedicati, non esiste ancora un nuovo Governo ma taluni sono in coda per riscuotere la promessa pentastellata. Qualora approvata la legge su tale Reddito, saranno pubblicati i requisiti di accesso e non sarà un obiettivo a breve o medio termine; eppure la “pancia” ha mosso la mano sulla scheda elettorale al punto che in un patronato palermitano è stato necessario appendere un cartello multilingua con scritto “In questo Caf non si fanno pratiche per il reddito di cittadinanza“. La disoccupazione avanza, soprattutto tra i giovani e gli over 45, la crisi economica domina gli scenari nazionali, fatta eccezione per l’export e il popolo reclama con l’unico strumenti utile e potente nelle sue mani: il voto, qualsiasi esso sia purchè possa sconvolgere gli schemi che hanno condotto allo stallo, agli esodati, alla elevata tassazione e evasione fiscale. Senza certezza che il “nuovo” sia migliore. Stona la promessa elettorale d’un minimo Reddito di Cittadinanza e la battaglia ai privilegi della Casta a seguito della riunione M5S organizzata per i 334 onorevoli presso l’Hotel Parco dei Principi, uno dei più lussuosi hotel della capitale, tra tovaglie di Fiandra e soffitti stuccati. I sindacati? Osservano e ascoltano in eccesso i proclami della politica dimenticando il loro ruolo primordiale: ascoltare maggiormente i lavoratori, supportarli allo stremo nel tavolo delle trattative, battersi per le aperture domenicali e natalizie e ridurre ancor più i pericoli negli ambienti di lavoro, nei cantieri edili, nelle fabbriche e regolare al meglio i contratti di assistenza per anziani e badanti. La tendenza sindacale ad assumere posizioni pesantemente politiche è dichiarata anche dalla Nobis (Fim Cisl) affermando senza giri di parole che “I sindacalisti andati in politica sono rimasti da soli”. Per altri un invito all’ozio. Il centrodestra ha vinto ma una trattativa di “scopo” sarà necessaria per potere governare lo Stivale ormai claudicante e dalla scuola consumata. Tutti vogliono essere Premier e molti voltano lo sguardo altrove. Nel frattempo il business milionario è garantito dalla gestione “cooperativa” degli Hub di accoglienza che somigliano sempre più a lager e luoghi di reclusione con accatastamento d’esseri umani. Manca una politica sana e certa dell’accoglienza, con diritti per i rifugiati politici e rimpatri per i clandestini. Nel frattempo il mondo avanza, impazzisce e rinsana, l’economia globale cresce e l’Italia singhiozza; Obama tratta con Netfix per una “Obama Tv”, Trump e Kim Jong-un preparano il banchetto per l’incontro nel prossimo maggio e in Siria le macerie dei bombardamenti uccidono senza distinzione di classe sociale  o età, l’ISIS osanna le stragi e attende il momento propizio per un prossimo attentato. In Italia? Si cinguetta, si posta nei social network quali campi di battaglia per leoni da tastiera e si pungola; nessuno si dichiara perdente ma tutti si proclamano vincitori mentre gli anziani scavano tra i rifiuti dei cassonetti o svengono per fame nei supermercati. Sconforta il basso livello di preparazione grammaticale degli aspiranti docenti alla cattedra della scuola pubblica e di cui sono al momento precari, tant’è che i risultati riferiti al concorso 2016 bocciano 3 aspiranti prof su 4: come meravigliarsi dei congiuntivi massacrati dalla classe politica dirigente nazionale? Finchè il tombino è chiuso, c’è speranza.
  • ABANO DICE NO, ALTRI SENTENZIANO DALL’ALTARE DEL LIVORE POLITICALLY-CORRECT

    Editoriale di Claudio Gori, direttore@irog.it
    Abano Terme, località termale d’eccellenza internazionale con la “gemella siamese” Montegrotto Terme, è interessata da un provvedimento del Prefetto di Padova e del Ministero dell’Interno al fine di ospitare circa 200 immigrati presso la ex caserma della Nato, 1 Roc in zona Giarre: un’ulteriore dislocazione sul territorio nazionale da gestire e affidare a cooperative anche milionarie, un probabile colpo accessorio alla economia e sicurezza che molti turisti e cittadini temono quale minaccia alla sopravvivenza economica e famigliare. Altri, forse più colti o accecati da motivi ignoti o di ideologia politicamente avversa, vomitano sentenze a prescindere, tal’altri condividono l’iniziativa del comitato ABANO DICE NO, apartitico e apolitico, nonostante le avverse cromie politiche e poi, quale dessert post-manifestazione, non manca mai l’allenatore del dopo partita e dalle soluzioni eclatanti, di becero appunto sul match. Ero presente la sera del 20 settembre scorso a Giarre e sono parzialmente sorpreso dalla folla accalcata, oltre 2000 persone con figli al seguito, profondamente convinta della inopportunità di ospitare i cosiddetti profughi in una caserma abbandonata e adiacente ad uno dei maggiori poli turistici e termali d’Europa: timori per il calo futuro di lavoro e disdette di prenotazioni che sembra stiano pervenendo, paura per la sicurezza personale e probabile aumento della criminalità locale che avrebbe nuova linfa da cui attingereABANO DICE NO, ALTRI SENTENZIANO DALL’ALTARE DEL LIVORE POLITICALLY-CORRECT - www.irog.it per lo spaccio o rapine; altri temono una ghettizzazione e insufficiente cura degli ospiti, altri reclamano l’insufficiente cura dei propri cari anziani che mal sopravvivono con pensioni che non consentono il mantenimento per una dignitosa vita da fame ed alle necessarie cure sanitarie mentre agli “ultimi arrivati senza doveri ma dai diritti onnipotenti” (così ha commentato una signora anziana alla mia domanda: “contro cosa o chi e perché manifesta questa sera a Giarre?”) tutto è concesso: vitto, alloggio, “paghetta che non ho neppure per mio figlio..” (altro commento di un signore dai capelli argentati), linea internet e cellulari nonché la possibilità di uscire dalla caserma e vagabondare in gruppo o all’individuale scoperta in un nuovo italico mondo che non potrà accogliere indistintamente tutto e tutti: pura questione di spazi, costi e dignità per chiunque, profughi compresi sebbene dai dati ufficiali risulta che al massimo solo il 5% delle domande di asilo è accolta per motivi umanitari o di guerra. Al microfono del Tg Padova il presidente del comitato, Maurizio Tentori, risponde alla domanda della giornalista che ricordava che l’arrivo dei profughi è in programma e che nulla si potrà fare “Ce la giocheremo. Nessun problema. Il gioco si fa duro, siamo qui per giocare anche noi”.  Allo stesso microfono interviene anche Emanuele Boaretto, Presidente Federalberghi Terme: “Inserire un centro di queste dimensioni in un territorio deputato al turismo e al termalismo sarà sicuramente devastante.” Ed i social, tanto amati e tanto umiliati da esperti o presunti tali, quali commenti riportano? O meglio, come vivono i cittadini della rete delle reti questa iniziativa e cosa commentano altri blog? Una giungla in cui districarsi è arduo ed in cui molte sensibilità sono espresse con limpidità, buona fede e innocenza ma anche con malignità, offese gratuite e denunce o istigazione al razzismo diretto e inverso. Sul palco sono intervenuti abitanti del luogo, civili senza evidente etichetta politica, senza bandiere di partito se non il solo tricolore al vento; eppure molti esponenti politici erano presenti alla manifestazione. Nessun segno distintivo o riconducibile a schieramenti politici che comunque erano rappresentati dalla silenziosa presenza di noti volti di centro-sinistra e centro-destra: Lega Nord (con Marcato, Pan, Ostellari), PD (con l’ex candidata a sindaco di Abano Terme, Monica Lazzaretto), Fratelli d’Italia (con Gianfranco Vezzaro e iscritti al circolo di Albignasego), Casa Pound, Forza Nuova e altri che hanno preferito non farsi riconoscere. Nel frattempo i moduli per la raccolta adesione contro l’ordinanza erano tutti traboccanti dati e firme di sottoscrizione. ABANO DICE NO, ALTRI SENTENZIANO DALL’ALTARE DEL LIVORE POLITICALLY-CORRECT - www.irog.itGruppi antagonisti al comitato hanno agito questa notte, modificando lo striscione alla cancellata della caserma 1 Roc, trasformandolo in “ABANO DICE SI ALL’ACCOGLIENZA”;  in mattinata il comitato ha avviato la ricerca di volontari per presidiare il luogo 24 ore su 24. Una presa di posizione decisa, forte e imponente della cittadinanza che dovrà scontrarsi contro la soluzione indicata dal Prefetto di Padova e dal Ministero dell’Interno, contro la quale non sarà sufficiente manifestare e fare picchetti se la volontà del Governo centrale non ritirerà l’ordinanza. Parcheggio Prandina di Padova docet. Ieri il canale televisivo Rete4 ha ospitato in diretta alcuni rappresentanti del comitato ABANO DICE NO nella trasmissione “Dalla vostra parte”; tra loro è intervenuto Marco Destro dichiarando che “…in ogni caso chi viene qui dovrebbe essere ospite, ma mi pare che ospite non sia. A Bagnoli abbiamo avuto una esperienza con centinaia di persone che protestano perché non gli va bene il cibo, 25 euro al giorno per ciascuno e c’è gente italiana che non riesce ad arrivare a fine mese, italiani che sono fuori di casa…”; “…la genta ha paura, già adesso ha paura, cosa facciamo?” si chiede una titolare di un noto hotel di Abano al microfono del giornalista Paolo Brinis: è evidente che i cittadini, i commercianti e gli albergatori temono che si possa replicare una situazione esplosiva come la vicina Bagnoli dove gli immigrati ospitati hanno raggiunto circa 800 unità. “Basta, siamo stanchi e siamo disponibili a legarci con le catene […] ci dovranno portare via non di peso – urla al microfono, dal palco, Alessio Zanon – ma con i carri armati. Viva l’Italia.” “…bisogna colpire, scoraggiare le persone che lucrano a scapito del territorio – prosegue un altro componente del comitato ABANO DICE NO al microfono di Brinis – Mi sto riferendo alle cooperative che non sono controllate e non si prendono responsabilità giuridica di quanto fanno queste persone al di fuori delle loro mura.” ABANO DICE NO, ALTRI SENTENZIANO DALL’ALTARE DEL LIVORE POLITICALLY-CORRECT - www.irog.itSarà difficile che i partiti politici stiano a guardare mentre un comitato di cittadini ha fatto il “lavoro sporco” di raccogliere migliaia di adesioni; si intuisce che nell’aria c’è interesse e movimento anche da un post pubblicato da Giacomo Rampin, molto attivo nella pagina Facebook “ABANO DICE NO!”: “In merito alla manifestazione in programma per questa sera, organizzata dalla sig.ra Talarico. Sappiate che con noi non ha nulla a che vedere; che raccoglierà delle firme con dei moduli uguali ai nostri ma senza la nostra autorizzazione. Non accettiamo e diffidiamo dalla collaborazione di chi, come lei, sfrutta questa situazione di difficoltà a fini esclusivamente elettorali.”; parole forti, da verificare, capaci di accendere micce esplosive tra coloro che potrebbero essere interessati ad un bottino elettorale così ghiotto. Non manca la provocazione, non è assente la dichiarazione forte e contrapposta di altri ma una in particolare colpisce per contenuto pesante e offensivo e perché no, anche dovuta a probabile ricerca della visibilità perduta. Non è compito del sottoscritto sforzare i neuroni, già esausti per il mancato sonno professionale, per comprendere o criticare quanto scritto in un blog a firma di certo Alberto Gottardo, sconosciuto a molti ma noto, sembra, negli ambienti politici: “Il suicidio perfetto di una intera comunità. Sepolta da ignoranza, avidità, xenofobia e indegnità morale. Si potrebbe raccontare così il piano inclinato preso da Abano Terme negli ultimi anni. Difficile, come spesso accade, collocare il punto d’inizio della decadenza di una città nota un tempo per il fango termale e diventata ormai un pantano civile in cui qualsiasi discorso razionale sul piano pubblico viene inghiottito da insulti, confutazioni illogiche quando non dal silenzio di chi non capisce nemmeno gli elementi basilari alle fondamenta di una convivenza civile tra i diversi interessi e le varie componenti di una città. Certo negli ultimi mesi si può collocare il punto di non ritorno di una comunità che sta dando il peggio di sè in diretta nazionale.” Accuse travolgenti verso una comunità che lotta per vivere, per sborsare fino all’ultimo centesimo di euro per regolarizzare la propria posizione pensionistica o erariale, per pagare gli stipendi ai dipendenti di alberghi e strutture termali che rimpinguano il gettito delle casse di uno ABANO DICE NO, ALTRI SENTENZIANO DALL’ALTARE DEL LIVORE POLITICALLY-CORRECT - www.irog.itStato che forse non riesce a gestire al meglio quella che non è più una emergenza, bensì una consuetudine. Non è cosa semplice per qualsiasi Governo, ma la legittima critica deve essere costruttiva e non fortificata d’odio o mancanza di rispetto: chi professa una ipotetica o presunta regolare professione deve ricordarlo bene. Nessuno escluso. Il signor Alberto Gottardo conclude scrivendo “Chi avrà la forza di indicare una via di uscita ad un intero paese marcito negli ultimi vent’anni nell’insipienza e nell’incapacità di reimmaginarsi quando è finita la bubbana del marco forte, dell’evasione fiscale e delle mutue italiane? Rischia di vincere questa volta le elezioni non il più abile a raccontare in pubblico favole in technicolor ed a rubare in privato con la complicità di un bel pezzo della Abano che conta, ma chi urlerà più forte il proprio odio verso gli africani. Ed intanto il fango continuerà a rendere quella bella ex città gioiello sempre più simile ad una palude.” Probabilmente avrò donato un click di visibilità in più a questo blog, ma i toni devono e dovranno rimanere sempre al di sopra delle idee personali se non riportanti esclusivamente la notizia o gli eventi. Pochi minuti fa un altro post in Facebook annuncia, per mano di Fabrizio Grassini, l’imminente mobilitazione anche di Montegrotto Terme: ”… Organizzeremo anche noi, come ha già fatto Abano, delle manifestazioni Popolari per confermare il nostro NO all’arrivo di nuovi Clandestini nel nostro Territorio. Vogliamoci bene e pensiamo soprattutto alle nostre Famiglie…” e nel frattempo è nato il gruppo social “Montegrotto DICE NO!” che in meno di 20 minuti ha raccolto circa 500 adesioni. Martedì 27 settembre partirà una fiaccolata silenziosa, per raggiungere il Municipio di Abano,  commissariato dopo l’arresto del neo rieletto sindaco Luca Claudio. Solo il preludio di una civile rivolta? Stabilitelo voi. ABANO DICE NO, ALTRI SENTENZIANO DALL’ALTARE DEL LIVORE POLITICALLY-CORRECT - www.irog.it
  • 22.03.2016, BRUXELLES: KAMIKAZE E TERRORE NEL CUORE D’EUROPA #PrayForBrussels

    Sebbene molti esponenti politici e cittadini d’Europa perseguano l’immaginaria idea di una Unione forte e responsabile, emancipata e coesa, ebbene oggi il mito del “viviamo tranquilli a casa nostra” è nuovamente e tristemente sfatato da attentati terroristici per mano di criminali che, secondo testimonianze di sopravvissuti, hanno urlato in lingua araba e poi aperto il fuoco, prima delle esplosioni. Questa mattina Bruxelles è stata accolta da esplosioni e attentati logisticamente premeditati, probabilmente dopo l’arresto del terrorista Salah Abdeslam , la mente delle stragi di Parigi. Alle ore 8:00 circa, nella hall dell’aeroporto di Zaventem, fanatici terroristi di presunta fede islamica, hanno portato a termine il primo attentato: al momento 13 morti ed un numero non precisato di feriti gravi. Testimoni parlano di corpi smembrati e svenimenti all’entrata dell’area aeroportuale. Sky News ha annunciato che le due esplosioni hanno riguardato l’area partenze del desk di American Airlines. Gli ordigni non sono esplosi tutti: altri sono stati trovati all’interno dell’aeroporto; secondo il media belga Vrt, una delle esplosioni sembra riconducibile a kamikaze. Tra le ore 8:36 e 8:40 la paura attanaglia il Belgio e, di riflesso, l’Europa: la Sncb (società ferroviaria belga) ha annunciato a mezzo Twitter la sospensione immediata dei treni verso l’aeroporto, su ordine della polizia; nel frattempo viene chiuso anche l’aeroporto, mentre si sussegue un via-vai di ambulanze e forze dell’ordine. Il Belgio, cuore d’Europa, è tramortito ed altre iniziative mortali sono in agguato. Alle 9:00 circa è convocato d’urgenza il Consiglio nazionale per sicurezza, l’Ambasciata Italiana a Bruxelles invita i connazionali a non dirigersi verso l’aeroporto. Non c’è tempo per riprendersi dallo shock: il livello di sicurezza è elevato a 4: chiusa la stazione centrale, ma altre esplosioni colpiscono improvvisamente il metrò di Malbeek e il metrò di Schumann causando almeno 15 vittime; ancora morte e sofferenza. Un turbinio di esplosioni, di militari in strada, morti e feriti che dovrebbero scuotere maggiormente il coraggio della politica nazionale e internazionale, ma il politically correct impone ancora la forma: nel frattempo vengono chiusi i musei: nessuno è esente dal pericolo imprevedibile. Alle ore 10:02 il flash del Tgcom24: “Esultano jihadisti sul web: “Magnifico” – “Sui social media i jihadisti esultano dopo le esplosioni che hanno seminato il terrore a Bruxelles. “Incursione a Bruxelles: è magnifico”, twitta Karim Abdul Salam sul suo account “Ksalam”; un commento accompagnato dall’hashtag “GazwatBruxelles” che in arabo significa “Incursione di Bruxelles”, divenuta subito virale. Un altro Hastagh twittato è “Bruxelles Brucia”. Il terrorismo non può diventare la normalità, non può essere motivo di incitamento alla morte o festeggiamento. tweet farnesinaAlle ore 10:13, a titolo precauzionale, le scuole di Bruxelles iniziano operazioni di evacuazione degli studenti e corpo decente; si susseguono iniziative al fine di bloccare tratte verso il Belgio: il Viminale dichiara il rafforzamento della sicurezza di tutti gli aeroporti italiani, Alitalia sospende tutti i voli da e per Bruxelles, Eurostar sospende tutte le tratte da e per Bruxelles, l’aeroporto di Francoforte rafforza le misure di sicurezza, la stazione ferroviaria di Anversa viene evacuata e sono bloccati tutti i collegamenti da e per Bruxelles. Bruxelles è ormai una città isolata dall’Europa, impermeabile al mondo. Messa sotto scacco e sottovuoto dalla cecità universale e politica forse per la colpa di interpretare l’invasione incontrollata come un atto storico da tenere sotto osservazione: la probabile realtà è che il controllo, in molti casi, è sfuggito di mano e le infiltrazioni annose hanno stanziato cellule terroristiche pronte a tutto, ovunque ed in qualsiasi momento: molti timer in attesa di uccidere. Pochi minuti fa il Ministro degli Estri italiano, Paolo Gentiloni, dichiara che “Per ora non risultano cittadini italiani coinvolti negli attentati di Bruxelles“. La sensibilità e l’evidenza dei fatti induce a tenere alto il livello di sicurezza in tutta Europa, nelle città con monumenti storici e religiosi, aeroporti, ponti, gallerie, autostrade e stazioni anche meno importanti poiché là dove la guardia è più bassa, la vita è altrettanto in pericolo. Non deve prevalere la paura o la fobia, è sufficiente essere prudenti quanto possibile e proseguire con attenzione il regolare vivere quotidiano. Notiamo che un dato è coincidente tra gli attentati del 13 novembre in Parigi e quello odierno (22 marzo) a Bruxelles: la somma delle cifre di ciascuna data ha il medesimo risultato: 4. Frequenti, in tutti gli attentati dal 11 settembre, le presenze del numero 2, della somma o differenza che riconducono al 2 o nei multipli o sottomultipli. Non avrà un senso, forse, ma invitiamo chi di competenza alle dovute riflessioni del caso. Il terrorismo riconducibile a fanatici di fede islamica non terminerà a breve, ma un brivido riporta il 4 ad una città italiana: Roma. Nessun preventivo allarmismo, ma uno stimolo di riflessione e di attenzione: lo Stivale è una gruyère dove chiunque transita, terroristi compresi. “Gli ultimi gravissimi attentati di Bruxelles – ha dichiarato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella – confermano tragicamente che l’obiettivo del terrorismo fondamentalista è la cultura di libertà e democrazia […] Occorre affrontare questa sfida decisiva con una comune strategia, che consideri la questione in tutti i suoi aspetti: di sicurezza, militare, culturale, di cooperazione allo sviluppo. In gioco ci sono la libertà e il futuro della convivenza umana“. Siti jihadisti lasciano intendere che gli attacchi siano la risposta all’arresto di Salah: al momento la frontiera Belgio-Francia è totalmente chiusa ed il Premier belga dichiara “E’ accaduto quanto temevamo”: è sufficiente riconoscerlo? Un appello della Croce Rossa invita a donare il sangue per i feriti. #PrayForBruxelles, #PrayForBelgium.
  • ILLEGITTIMA DIFESA PER START UP DEL CRIMINE: BUSINESS 2.0?

    Editoriale di Claudio Gori
    Il Bel Paese, non il noto prodotto caseario, sebbene terra di eccellenti latticini, attraversa da molti anni uno stato ansioso di giurisprudenziale cronica e apparente attività di impunità, totale o parziale, del reo di crimini o delitti, provocando spesso all’onesto cittadino serie di devastanti violenze psicologiche per impotenza e sudditanza. “Vivi e lascia vivere” appare uno stile di vita preistorico, “Porgi l’altra guancia” una imposizione spirituale per un bipede bestiame sempre più impoverito di valori, forse al fine di domarlo anche mediaticamente con messaggi, video o immagini assemblate ad arte: un abito multimediale da fare indossare a pedine utili e non indispensabili, strisciandole lungo la pedana della vita. Sempre più assistiamo alla voracità indotta del “volemose bene”, dimenticando l’altrui diritto alla sicurezza, al lavoro, alla salute ed alla difesa personale, nonché della proprietà privata: il “colossal” delinquenziale, spesso non a lieto fine, riscuote interpretazioni in una intricata matassa di leggi e leggine, in cui non sempre il “nodo viene al pettine”. Le aule dei tribunali italiani manifestano il principio costituzionale de “La legge è uguale per tutti”: ecco il nodo al pettine e da sciogliere, “uguale per tutti” chi? “E’ uguale” per cosa? Quesiti che aggrediscono le vittime che ritengono di non avere ricevuto giustizia, nonostante la loro vantata evidenza dei fatti. La Giustizia deve fare il suo corso, districandosi tra cavilli e infinite norme maneggiate con cura dal legale del reo: al Giudice l’onere di applicazione secondo interpretazione, rispetto della normativa e indiscussa buona fede. L’atmosfera popolana stride, il cittadino italiano sembra stanco e vorrebbe ribellarsi all’applicazione di leggi che appaiono colpire maggiormente la vittima che tenta di difendere la propria vita o proprietà; le norme penali italiane reclamano maggiore attenzione del legislatore e, comunque, la valutazione dei singoli casi non può essere paragonata ad altri. Un crimine parallelo sarebbe la dimenticanza di coloro che subiscono violenza fisica e psicologica, entrambi devastanti. Veneto, notte tra il 25 e 26 aprile 2012, località Civè di Correzzola, provincia padovana: il tabaccaio Franco Birolo, 47 anni, reagisce ad una rapina in corso nel suo negozio, sparando e uccidendo il ladro. Birolo abita al piano superiore della tabaccheria: quella notte udì strani rumori provenienti dall’interno di essa. Prese la pistola, regolarmente detenuta, e si recò subito nel negozio: faccia a faccia con due banditi che avevano appena sfondato la vetrina: il tabaccaio sparò un colpo, raggiungendo al petto Igor Ursu, il rapinatore moldavo di 20 anni che, nonostante la ferita, tentò di fuggire, cadendo esanime in strada, vicino ad una Fiat Punto piena di refurtiva, risultata poi rubata. Il complice di Ursu si arrese. Birolo era sceso per difendere la proprietà e la famiglia, ma la reazione del ventenne indusse il tabaccaio a sparare per difendersi dall’aggressione improvvisa del criminale che tentò di saltargli addosso. La versione dell’aggressione è avvalorata dalle perizia balistica secondo la quale lo sparo è avvenuto da distanza ravvicinata: meno di mezzo metro. La vicenda di Civè di Correzzola ha suscitato attenzione mediatica nazionale, opinioni e interpretazioni sulla legittima difesa o eccesso di essa: Birolo, imputato per eccesso colposo di legittima difesa, ha dovuto attendere il rinvio al 28 gennaio 2016 a causa del fine turno del cancelliere, poiché al pomeriggio non era prevista copertura economica per l’elevato costo degli straordinari. Il giorno successivo alla rapina Birolo venne indagato per omicidio volontario, poi il PM chiese l’assoluzione per legittima difesa putativa; la famiglia del rapinatore ucciso contestò gli eventi e la richiesta di assoluzione: il loro legale dichiarò che il ventenne non tentò di lanciare oggetti contro il tabaccaio o di aggredirlo, poiché aveva le mani libere, chiedendo così un risarcimento iniziale di 100 mila euro per il danno subito dalla perdita di un figlio, riservandosi ulteriori risarcimenti. Il 28 gennaio scorso Fabio Birolo è stato condannato a due anni e otto mesi, oltre al risarcimento di 325 mila euro alla mamma e alla sorella del bandito ucciso. La sentenza ha lasciato sbigottiti e infuriati molti cittadini italiani che, nelle pause caffè o al bar, tentano di riflettere e comprendere: “Perchè il PM Benedetto Roberti ne aveva chiesto l’assoluzione avvalorando il gesto di difesa, ed oggi il tabaccaio è costretto a subire la condanna?”,  “Conviene delinquere e sistemare economicamente la famiglia in caso di rischio di morte? Mal che vada, se si sopravvive al reato, si esce dopo pochi giorni…”. Le sentenze si accettano, non si criticano: per molti, evidentemente, alcune risultano indigeribili. Gli attacchi mediatici nei confronti del Giudice di Padova, dott.ssa Beatrice Bergamasco, hanno indotto l’Ordine degli Avvocati di Padova a inviare a tutti gli iscritti, in data 29 gennaio, il seguente comunicato di solidarietà: “La dott.ssa Beatrice Bergamasco, Giudice del Tribunale di Padova, è sottoposta in queste ore ad un violento attacco, anche mediatico, di natura personale, conseguente all’esercizio dell’attività giurisdizionale in un procedimento penale per un reato di eccesso colposo in legittima difesa. Il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Padova esprime la propria solidarietà nei confronti della dott.ssa Bergamasco, che svolge la propria attività quotidiana di Giudice nel nostro Tribunale con scrupolo e serietà. In uno Stato democratico la funzione giudicante, soggetta soltanto alla legge, deve potersi svolgere nella piena libertà di coscienza. Le sentenze possono essere criticate e impugnate, senza mai però trascendere i limiti del rispetto delle Istituzioni e delle persone”. Altri casi hanno scosso l’opinione pubblica:
    • Graziano Stacchio – 66enne, benzinaio vicentino di Ponte di Nanto (VI); il 3 febbraio sparò e uccise uno dei rapinatori di una gioielleria nelle vicinanze del suo distributore. Assolto, dichiarò successivamente “Io ho ucciso. Difendersi è sacrosanto“: gli puntarono contro il kalasnikov;
    • Ermes Mattielli – 62enne, rigattiere vicentino: sparò a due nomadi sorpresi a rubare cavi di rame nel suo magazzino, nella notte del 13/06/2006, dopo avere subito numerosi furti in passato. Mattielli non uccise, ma li ferì entrambi. Il 09/10/2015 è stato condannato a 5 anni e 4 mesi di reclusione, oltre un risarcimento di circa 135mila euro ai due nomadi. Ermes Mattielli morì di infarto e, beffa del destino, la sua eredità andrà ai ladri a titolo di risarcimento.
    • Meno noto il caso del pensionato 71enne Giuseppe Caruso: rischia una condanna fino a 21 anni e 6 mesi di carcere per omicidio volontario, su richiesta dell’accusa: il 25/04/2013, dopo numerose rapine, sparò al ladro sul suo fondo agricolo, colpendolo a morte: il PM non interpretò la legittima difesa. In una analisi più ampia di essa, l’avv. Giuseppe Lipera e legale di Caruso, in una intervista rilasciata al quotidiano Il Giornale (23/10/2015, di Giuseppe De Lorenzo) affermò che “Il problema non è la legge, ma i magistrati: che la interpretano come vogliono […] Le leggi sono equilibrate, dipende solo ed esclusivamente da chi le interpreta: ovvero dal giudice. E’ l’deologia di certi magistrati a decidere se questo o quel caso è omicidio volontario e non legittima difesa. Non scherziamo! Omicidio volontario è quando io decido ‘volontariamente’ di uccidere una persona, non se reagisco per difendermi”.
    La prescrizione dei processi per reati penali ha raggiunto circa il 70% dei casi, nonostante lo sforzo delle forze dell’ordine costrette a rischiare quotidianamente la loro incolumità con mezzi e strumenti ritenuti insufficianti: nessuna condanna, nessuna assoluzione e i reati rimangono spesso impuniti a causa della durata eccessiva dei processi. Non è qui intenzione valutare i casi di assoluzione, prescrizione o condanna, poiché ogni singolo caso non è paragonabile ad altri, sebbene simili. La Corte di Giustizia Europea impone all’Italia di ignorare la prescrizione e procedere fino a sentenza. Il timore personale è un incorretto orientamento all’azione di esasperati cittadini o alla vendetta per mano della vittima. Al contrario, taluni potrebbero a loro volta male interpretare gli eventi quale nuova opportunità di innaturali Start Up del crimine.
  • PADOVA, “SOLO” 1000 EURO PER UNA BOTTIGLIA DI VINO E 1 KG DI AFFETTATO

    Oggi è una splendida giornata, una di quelle in cui vien voglia di acquistare un oggetto classico e al contempo moderno, oppure qualcosa di buono e gustoso o, perché no, altro da indossare: un regalino per il partner? Un regalino per me stesso? Insomma, un regalino! Padova è una città molto carina, il centro storico ed i portici tuffano chiunque nella storia d’Italia attraverso il trampolino olimpionico della cultura e dell’arte; eppure tanti sfizi e bisogni, non certamente primari ma pur sempre terreni, spesso sono reperibili in soli ambienti cinematograficamente lussuosi o in località ritenute top luxury town: possibile che Padova non possa competere con cotanta fama di Miano e Via Montenapoleone? Roma e Via Condotti o Firenze e Via Tornabuoni? New York e la 5th Avenue o Londra e King’Road? Ricordo quel cappottino da uomo, circa una decina di anni fa, in una piccola vetrina di Roma, Via Condotti, per soli 10 mila euro; carina anche la cravatta Armani a Firenze, Via Tornabuoni, per soli 450 euro: sorvolando sull’unica Range Rover cabrio 6000 cc. trovata in versione esclusiva a Jeddah, Arabia Saudita, alla fine degli anni ’80 con esposto il prezzo in Riyal con tanti zeri quanto mai ne avevo visti per un’auto in lire italiane. Discorrendo e rimembrando, cado nel vortice del sogno e del lusso che sembra apparire  lontano dalla quotidiana portata cittadina padovana, ma un dubbio mi attanaglia: sarà Padova all’altezza del lusso e offerta unica di prodotti e servizi associati a città avvantaggiate e influenzate dal business internazionale? Salto in sella al mio scooterone giapponese e mi dirigo in centro, poca distanza dalla redazione; un regalino e un alimento da assaporare, accompagnato da un vino particolare che renda piacevole una tranquilla pausa di fronte al caminetto. padova_ricca_02Orbene, riflette in vetrina l’etichetta di un vinello bianco esposto al pubblico stradaiolo per soli 650,00 euro per bottiglia o soli 450,00 euro se la preferenza si orienta al rosso; qualche affettato per soli 250,00 euro al Kg. oltre l’attesa dell’eventuale scontrino di circa 1.000,00 euro che, a norma del D.L. 231/2007 Antiriciclaggio e Antiterrorismo, non avrei potuto pagare in contanti bensì con metodo tracciato: peccato, non ho una Diner’s Club o American Express Gold. Sfumata la merenda con ombretta. Non vorrei fare ritorno a mani vuote, l’appetito e la sete sono passati. Shopping? Bene, baldanzoso mi dirigo a piedi verso alcune vetrine in zona. La stagione invernale è alle porte e forse un nuovo paio di scarpe da abbinare al gessato e una borsetta per mia moglie sarebbero cosa gradita per entrambi. Una borsetta carina è esposta per soli 22 mila euro: non avendo carte di credito sarei costretto a spiccare un assegno, per il quale necessito di una penna che non perda inchiostro. Procedo per pochi metri e la fortuna mi assiste: molte penne esposte, nessuna per meno di 200,00 euro, anzi una molto carina ed elegante per soli 760,00 euro: sfortunatamente il carnet di assegni è terminato e non posso acquistare la cara penna che mi consentirebbe di sognare per un solo giorno come se fossi a Miami o Parigi; sono “solo” a Padova. padova_ricca_03Ricordo all’accenno di mia moglie per la necessità di un acquisto di Caban e un paio di pantaloni da abbinare, che fortuna, a meno di 20 metri due negozi sono ancora aperti: uno consente l’acquisto di entrambi per un modico importo di 2.895,00 euro, l’altro di fronte per soli 4.280,00 euro. La moglie costa cara e ripiego verso un negozio da uomo, per il regalino: un cappotto e un paio di scarpe per soli 7.500,00 euro. Che mal di testa: affettato e vino per circa 1.000,00 euro e poco meno di 20 minuti di soddisfacimento del bisogno alimentare, circa 12 mila euro per un paio di abiti e scarpe, oltre la borsetta in pelle da donna per poco più di 2 mila euro ed una penna nera da 760,00 euro: in meno di due ore avrei dovuto spendere solo 16 mila euro o poco meno. Un uomo urla in piazza, saluta un suo conoscente mentre beve uno spritz ed un tramezzino per un esborso di poco inferiore a 4,00 euro: il rombo di una Lamborghini alle mie spalle e l’urlo del cittadino mi ricordano di appartenere ad un differente tenore di vita e mi accontento di una manciata di caldarroste valutate, a palmo di mano, 5 euro. padova_ricca_04Padova è una costante sorpresa; non solo una bella città, silenziosamente invidiabile e lussuosamente non inferiore a capitali più note o città in overdose da citazione: nel fine settimana passato, in una nota fiera automobilistica era disponibile un’auto per soli 7 milioni di euro. Padova, nella sua quiete rispettosa e predisposizione alla vita di qualsivoglia ceto sociale, offre dignità e sogni, senso della realtà e fantasia: non importa se il sogno oltrepassa la realtà, un’ombra o uno spritz tra amici accomuna alla casta della vita vissuta, non certo all’ardimento del mero valore del bene o di un orologio da 36 mila euro per essere puntuali all’appuntamento in piazza. Però quel vinello e affettato per soli 1.000, euro…
  • IMMIGRAZIONE, 200 MIGRANTI IN MARCIA VERSO VIENNA, MIGLIAIA SUI BINARI E “NO CAMP”

    Editoriale di Gori Claudio
    Una marcia inarrestabile di almeno 200 profughi è in corso da alcune ore da Budapest, meta Vienna: circa 240 chilometri colmi di passi che tracceranno un precedente nel futuro della migrazione. Una migrazione non controllabile, via terra non arrestabile, con muri di filo spinato e spiegamento di truppe dell’esercito, poiché la disperazione dei profughi (i siriani lo sono sicuramente) con donne e bambini, anziani e neonati non sono una merce di scambio o un pacco da smistare. Oggi la destinazione la stabiliscono i migranti, a piedi, lungo le autostrade o i binari. 200 migranti marciano scortati dalla polizia lungo l’autostrada: il traffico, per motivi di sicurezza, viene bloccato di volta in volta dalla polizia che è inerme di fronte allo Tsunami di anime vaganti verso la libertà, il sogno di un futuro per i figli o la possibilità di un luogo senza pericoli di sgozzamento o repressione politico-religiosa. Denuncia video del New York Times del 30 agosto: la polizia ha usato spray urticanti sul volto di coloro che tentavano di oltrepassare la frontiera tra Ungheria e Serbia. Invasione di povertà e anime sfuggite alla tragedia, dal proprio paese in cui i figli sono stati partoriti, in cui non hanno diritto ad un futuro per odio raziale e religioso. Cecità è… non comprendere gli errori del passato commessi da stati occidentali e orientali, arabi e asiatici che tacciono in presenza di uccisioni barbare e occupazioni violente dei territori. Troppo tardi per porre un concreto rimedio a breve, troppo ipocrita e opera di sciacallaggio psicologico pubblicare o mostrare ad oltranza le foto di bimbi morti lungo la spiaggia: immagini devastanti l’animo, per motivi di parte, di persuasione, utilizzando la vita altrui che troppo poco tempo ha avuto per comprendere la realtà. Una vita spezzata dalla guerra, dall’occlusione oculare dei potenti, oggi scomoda per tutti, nessuno escluso. Altri 500 profughi sono bloccati a bordo in un treno a nordovest di Budapest, per essere registrati nel locale centro di identificazione: rifiutano l’identificazione prevedibile quale atteggiamento contro l’inutile trattato di Dublino, dannoso  fino a imporre sul braccio numeri per “riconoscere” coloro che giorni fa non intendevano essere identificati. Non vogliono essere identificati in un paese non ricco e privo di garanzie di futuro per loro e le famiglie al seguito. La coppia Hollande-Merkel chiede la creazione urgente di Hot-Spot operativi ed efficienti entro fine anno: non vengono stabilite le regole di affidamento di gestione e il rischio infiltrazioni malavitose aumenta a vantaggio di chi le regole non le rispetta: Mafia Capitale Docet. In questo istante si apprende da agenzie di stampa che c’è il primo morto, un fuggitivo sulle rotaie: pachistano, 50 anni caduto sui binari battendo la testa. I “marcianti su terra”, tra i binari ed i campi sono alcune migliaia che non arrestano il passo verso la speranza. Antonio Guterres, Alto Commissario Onu, chiede un immediato “programma di ricollocazione di massa” in tutti gli stati membri per almeno 200.000 rifugiati: troppo tardi, nessuno ha risposto con sufficienza alle annuali grida di aiuto dell’Italia, della Grecia e della Spagna: le coscienze di taluni governanti l’Europa sono tracciate e indelebilmente arricchite di complicità silenziosa, inconsapevole del danno: anni di finta e ossessiva accoglienza che nulla ha in comune con la necessità del paese ospitante e dell’ospite: si è creato un listino di ospiti graditi e sgraditi per un solo principio: petrolio, gas e “easy money”, a spese della comunità. Non bastano occhialuti cugini o corpose e rigide bionde di Stato per decisioni importanti, non possono solo due o tre capetti di Stato decidere per l’intera famiglia allargata della Comunità Europea; non serve essere contrari o a favore, ma è urgente una presa di coscienza: senza riconoscimento di diritto di asilo dai lidi di partenza, senza un impegno economico-militare di supporto e difesa dei paesi africani coinvolti, senza una Unione Europea che ad oggi ha ringhiato in sordina, ebbene senza sufficiente ragione e onestà il calvario e le morti migranti saranno destinate ad aumentare e creare conflitti, fino a generare scontri sociali e di terrore per affrancare il proprio bisogno che non può essere soddisfatto. Si badi bene: fin qui si argomenta di veri profughi. Il resto è clandestinità che toglie risorse al paese di approdo, al suo popolo ed all’accoglienza di profughi: il clandestino volontario, non identificabile per volontà soggettiva è un crimine gratuito verso il vero povero, crimine materiale e spirituale. Crisi quale preludio di una nuova guerra di religione, economica e di sopravvivenza che spingerà ad una non identificabile appartenenza di stato, uno scontro di genere neutro in cui la difesa e l’attacco saranno l’incipit per la conquista o la difesa, l’arroganza di un diritto e il mantenimento di una identità il cui frutto sarà un opportunistico abbraccio post-bellum. Dai treni urlano “No Camp”: non intendono scendere per l’identificazione; donna e bimbo si sdraiano sui binari minacciando il suicidio, scontri con la polizia e Aylan, il povero bimbo ignaro d’essere violentemente mostrato morto ed eretto a simbolo della tratta marittima, forse non avrà giustizia: troppe iene per un uso dell’immagine per il proprio tornaconto. Non è una questione “di faccia” ma una coraggiosa presa di posizione per una comune politica di immigrazione europea e di accordi per porre un freno all’esodo africano: senza un aiuto economico locale si giungerà ad un opposto impegno economicamente sanguinario ed europeo che non potrà più fare fronte alla gestione pacifica dello sciame migrante. 20 anni di migrazione ulteriore, questo il periodo statisticamente valutato dal Pentagono; oltre 20 anni per il sottoscritto e con futuro aiuto economico asiatico; Cina compresa: terminato il sogno europeo e lo spazio vitale, la Cina e il resto dell’Asia saranno le prossime destinazioni, con le conseguenze del caso. La politica sia audace, i singoli governanti meno egoisti: più regole e forse meno democrazia verrà imposta. Tutto il resto è puro interesse economico, tutto il resto è interesse cooperativo e non umanitario e i “caporali” e proprietari terrieri che sfruttano braccianti per pochi euro al giorno non onorano le vite sacrificate ma si troveranno schiavi di se stessi.
  • PADOVA CAPITALE DEL COUNTRY-ROCK & ROCKABILLY: CHE NON SI SAPPIA

    Un editoriale artigianale e convulso dal personale coinvolgimento che delimita il confine tra l’individuale piacere armonico e la concreta capacità di trasmettere brividi spontanei nelle schiene dei presenti, degli ignari che alle note di taluni bravi ragazzi, lavoratori di Conselve (provincia padovana), mescolano la disinvoltura del plettro e bacchette nonché le vocali capacità dei magnifici sette artisti. Hans Christian Andersen se fosse nato per lo giusto tempo, al fianco di una vintage Fender Stratocaster, avrebbe scritto con maggior convinzione ciò che pensò nell’800 danese: “Where words fail, music speacks” ovvero “Dove le parole falliscono, parla la musica”. Questa sera, in sella tra il 30 e il 31 agosto, una band tutta indigena e famigliare ha urlato e plasmato il brivido che forse Padova non sentiva scorrere da troppo tempo lungo la schiena sudata, rabbrividita dal tenore costante del ritmo che incalzava uomini e donne di qualsivoglia appartenenza sociale: una fusione arcobalenica di ritmo umanamente sensibile: da Johnny Cash (uno dei sette figli della sua famiglia, sette i componenti della band di questa sera; “Cry, cry, cry” e “Rings of fire” tra le canzoni suonate a Padova) a Elvis Presley, dai Creedence Clearwater (“Cotton Fields”) al Rockabilly style dei primi anni ’50 quale fusione tra blues, boogie woogie, country e R&B. Sublime “I got a woman” di Ray Charles, partorita da giovane e sapiente animo addobbato di abiti reclamanti gli anni ’50-’60 di “American Graffiti”. Un concerto all’aria aperta, senza trucchi di studio e senza complicità tecnologiche: avvolti in una speciale small forest padovana, lungo il canale Piovego, in cui luci e penombre lasciavano scorrere il ritmo perpetuo tra i copri estasiati. Non verrà mai fatto, qui, il nome della band e del sito di eccezionale accoglienza scenografico-artistica, ma simili capacità non sono facilmente fruibili nel territorio nazionale. Una sviolinata? No, pura presa d’atto e stimolo per i sette ignoti artisti che nell’animo custodiscono l’energia che molti noti d’oggi hanno perso: sette motrici che hanno trainato un treno colmo di emozioni e soprattutto di music revival che per lungo tempo sarà assente dalla scena. Non è questa una adorazione verso chi non si conosce, non è questo un editoriale di dubbio convincimento per motivi di qualsivoglia natura, bensì un riconoscimento a sette anime passionali e genuine che, a nostro modo di vedere, latitano dalle scene musicali, oggi oppresse da impegni imposti per business di terzi e non dall’anima. Padova quale epicentro e raccoglitore di talenti in simbiosi con l’ambiente, ma silenti da non essere scorti, una moltitudine di giovani capaci ma non valorizzati dagli spazi che spesso risultano incubatori per pochi. La proposta della nostra redazione, nata dalla serata appena passata tra emozioni e testimonianze di puro coinvolgimento del pubblico, è aprire 5 piazze a 5 bands di valore musicale locale e provinciale, per una notte intera dalle ore 21:00 alle ore 01:00 e fare beneficiare la collettività di una sera estiva, del prossimo 2016, a suon di note che giovani e meno possono godere in luoghi che ricordino la loro infanzia o presente esistenza, fisica o memoriale, per vivere sensazioni che sempre più risultano attuali: vivere l’adrenalinica coscienza che essere vivi è anche privilegio per gioire di ritmi e fusioni sensoriali-musicali che oggi sembrano privilegiare la standardizzazione e non la capacità di combinare testi e note, per un successo senza tempo. Ieri sera noi abbiamo gioito per essere vivi, trascinati nel vagone del ritmo incontrastato della longevità. Tutto il resto è noia, per poltronifera volontà di originalità. “Here we go” sia il grido di battaglia, l’incipit per fare sognare anche ad occhi aperti percependo l’attimo musicale. Uno stile di vita.
  • CASAMONICA, ROMA PADRINA

    editoriale di Gori Claudio
    Roma balza alla cronaca nazionale e internazionale non per le sue opere d’arte e monumenti, musei e storia: dopo Mafia Capitale, Mondo di Mezzo, cooperative che gestiscono flussi migratori molto più redditizi della droga, ieri è stata la culla di un funerale bollywoodiano di cui Prefettura, Questura, Comune e Assessorato di competenza, Ministero dell’Interno, Servizi Segreti e Curia erano all’oscuro di tutto; così dicono. Ieri si è tenuto il funerale del Boss dei Boss di Roma Vittorio Casamonica (quanti sono i Boss dei Boss di Roma?) nella chiesa di Don Bosco di Roma, addobbata con manifesto gigante ritraendolo vestito di bianco, come un super Dio, dominante il Colosseo e la Basilica San Pietro: un messaggio chiaro post-mortem o un monito per il futuro rispetto verso il trono da altri ereditato? La chiesa di Don Bosco ha celebrato le esequie con rito religioso del ritenuto capo della droga, dello strozzinaggio, della estorsione e pestaggi, ma ha rifiutato il rito religioso ed ha chiuso le porte a Piergiorgio Welby, sessantaduenne malato di distrofia muscolare, poiché aveva deciso di morire per eutanasia in dicembre 2014. Uccidere se stessi è più grave di fare uccidere moltitudini ignote di giovani? La droga uccide, il pestaggio causa danni e traumi indelebili ma il rito religioso è stato regolarmente tenuto. Il parroco di Don Bosco afferma che il rito interno alla chiesa si è svolto senza eccessi o comportamenti anomali e per quanto avvenuto fuori egli, non essendo un vigile urbano, non è responsabile: comunque non avrebbe potuto impedire le manifestazioni della piazza. Non è nostra competenza giudicare.  “Lasciamo a Dio e a lui solo il compito di giudicare la scelta di un uomo sofferente“: furono le parole di don Vitaliano della Sala ai microfoni di Radio Radicale dopo il funerale di Piergiorgio Welby. Il parroco afferma, in una intervista rilasciata a Repubblica, di non essersi affatto accorto dei manifesti platealmente attaccati ed esposti all’entrata della chiesa: Mina Welby testimonia di avere visto quei manifesti in giornata e molto prima del funerale. Nessun’altro si era accorto? Neanche il parroco o dirigenti del Comune di Roma? Eppure in un video appare chiaro un agente municipale in borghese, con paletta in mano, nella piazza della chiesa; i vigili urbani erano presenti poiché, come da alcuni affermato, intervenuti a traffico già in corso per un corteo che sembra essere mai stato autorizzato; sicuri che nessuno sapesse veramente nulla? Tralasciamo le scomuniche papali per i mafiosi di cui la Curia doveva essere a conoscenza. manifestoUn funerale, lungo le vie, sfarzoso e per nulla invisibile all’occhio ed all’orecchio: elicottero con lancio di petali di rosa sul corteo (è necessaria una autorizzazione per sorvolare Roma in simili condizioni e lancio di petali sulla città o chiunque è autorizzato a farlo senza autorizzazione degli organi di competenza?), Rolls Royce nera tirata a lucido (utilizzata per la fine delle celebrazioni), carrozza nera gusto barocco con rilievi a foglia d’oro giunta appositamente dal napoletano e trainata da sei cavalli neri, banda musicale che intonava le musiche de Il Padrino (altro messaggio chiaro o una casualità?), gigantografie del defunto con stampato su alcune “Re di Roma” e “Hai conquistato Roma ora conquisterai il paradiso”), bara portata a mano nella piazza della chiesa da “fedeli” o parenti defunto, che da vivo era ritenuto vicino alla Banda della Magliana e boss della Tuscolana e zone della periferia sud di Roma. Limpide le affermazioni del Prefetto di Roma, Franco Gabrielli, per le quali a Roma è semplicemente possibile che potenti clan criminali si possano dare appuntamento per le strade della città, in occasioni pubbliche, anche ad insaputa delle autorità: quali autorità? Ipotizziamo Prefetture, Questura, Anti-Mafia, Anti-Terrorismo, Esercito, altre Forze dell’Ordine, Ministero degli Interni, Curia? Musica per le orecchie del terrorismo internazionale? Alla vigilia del Maxi processo alla Mafia romana, un funerale da Colossal cinematografico, studiato forse per non essere da meno del famigerato boss mafioso Lucky Luciano: per Luciano, nel 1962, venne utilizzata una carrozza di stesso stile barocco ma trainata da otto cavalli neri. La carrozza barocca, nera e con ricami in oro sembra essere una tradizione per boss e famigliari, quasi un rito irrinunciabile per marchiare la nobiltà del crimine di certo spessore; Napoli, marzo 2011, quartiere Forcella: funerale di Amalia Stolder, stesso stile, carrozza nera barocca trainata da cavalli parte della città in lutto, con serrande dei negozi abbassate: “…In questo modo il quartiere ha reso omaggio ad Amalia Stolder, 51 anni, sorella del boss Raffaele e moglie di Carmine Giuliano, morto nel 2004, fratello del capoclan Luigi, uno dei boss più famosi della criminalità organizzata napoletana.“ (fonte: http://poggioreale.napolitoday.it del 31/03/2011). Troppe domande sorgono negli incensurati cittadini, onesti fedeli, laici senza macchia: alcune domande, tremendamente pericolose dovrebbero farle a se stessi molti dei Chi di Competenza romani e d’Italia. Nessuno sapeva chi fosse don Vittorio Casamonica, di origini nomadi, forse un funerale di un comune credente e praticante (anche noti mafiosi usavano simili atteggiamenti), eppure nel 2013 vennero confiscate Ferrari, Rolls Royce, 23 ville con piscina e una pista da trotto. Ad oggi sembra, come da altri dichiarato, che aderiscano circa un migliaio di persone al clan Casamonica; non mancano rapporti con Mafia Capitale e Massimo Carminati. Il parroco in una odierna intervista video di SkyTg24 ha affermato che, anche se avesse saputo chi fosse Vittorio Casamonica, probabilmente avrebbe celebrato il funerale: “…Faccio il mio mestiere.”. Roma appare sempre più, agli occhi del mondo, un luogo dove essere un potente criminale o malavitoso di certa statura sembra essere uno status symbol di intoccabile celebrità.
  • PADOVA, FERRAGOSTO IN PRATO DELLA VALLE TRA GUELFI E GHIBELLINI

    Editoriale di Gori Claudio
    Fuochi d’artificio di ferragosto, show pirotecnico cittadino e lampo di aggregazione della comunità; festeggiamenti praticati ovunque, accompagnati da spettacoli musicali o allietati da interventi di personaggi dello show-business: dalla riviera romagnola alle isole, dai laghi alle città di qualsivoglia importanza turistica; dalle terme ai monti. Tutto lo Stivale in effervescenza. Ferragosto, giornata di festa collettiva e sociale che trae origini dall’antica Roma, assorbita successivamente nelle tradizioni cattoliche: nata per il riposo dell’imperatore romano Ottaviano Augusto, feriae Augusti, nel 18 a.C.; una celebrazione per la fine dei lavori agricoli e quale dedica al dio Conso, venerato per fertilità e rappresentanza della terra. Si organizzavano spettacoli, rivestendo gli animali da tiro con fiori, si praticavano spettacolari corse di cavalli. Origini festaiole e di riposo, di adorazione e appagamento dopo sforzi per la coltura e l’allevamento. Dal VII secolo la Chiesa cattolica celebra l’Assunzione di Maria in cielo, con l’anima e il corpo. Padova, per grazia meteorologica, ha festeggiato ieri con i suoi fuochi nella magnifica e scenografica piazza di Prato della Valle, ritenuta la più grande d’Europa. Padova è stata ostaggio di un tempo instabile che ha minacciato, fino all’ultimo istante, con pioggia e vento l’annullamento dell’evento. Alle ore 21:00 era previsto l’inizio con musiche in piazza, a seguire i fuochi alle ore 23:30: il tempo è stato clemente ed ha concesso lo svolgimento della festa. Dopo circa mezz’ora dalla data prevista di inizio, l’Assessore del Comune di Padova Matteo Cavatton confermava la festa, sebbene con un piccolo ritardo dovuto alla intimidazione del maltempo. Quest’anno la tendenza, annunciata nei giorni precedenti, è stata un maggiore rigore e rispetto per gli animali, attenuando i toni e volumi delle musiche e dei botti, saltando i tre finali di chiusura fuochi. Inoltre non è stata prevista la presenza di Big, allo scopo di devolvere l’importo risparmiato in beneficenza alle famiglie complite dal tornado nella Riviera del Brenta lo scorso 8 luglio. Festa e beneficenza, accoppiata d’esempio per molte altre località. Una moderazione della Festa per il rispetto di abitanti e animali era stato anticipato anche in una intervista dal vice sindaco di Padova, Eleonora Mosco: “…un giusto contemperamento tra le esigenze dei residenti e dei piccoli cuccioli di animali…”. Caratteristica tutti italiana è, spesso, lo schieramento di Guelfi e Ghibellini: ciascuno prende una posizione e, mano alla tastiera, inizia la festa parallela, tutta digitale e social: l’opinione di coloro che, avendo assistito ai fuochi o ricevuta notizia in differita da fonti ritenute sicure, si ergono ad esperti allenatori a partita terminata. I quadratini delle tastiere iniziano vorticosamente ad essere premute da polpastrelli spesso di ignoti o attendibili profili, a volte semplici fake, dando sfogo a legittimi post di apprezzamento o mancata soddisfazione. Ogni anno la stessa melodia: volumi dei fuochi e della musica troppi alti o troppo bassi, fuochi bellissimi o meno apprezzati rispetto gli anni precedenti, soldi buttati via e soldi ben spesi, gradito risparmio della spesa e “Soldi buttati in fumo aiutare chi ha perso il lavoro no?”, “Pochi ma buoni”, “Mi fermo a scrivere due cose perché trovo idiozia pura ogni commento dell’opposizione con commenti ridicoli tipo quanto sono costati… Tutto ha un costo ma se non capite che un investimento popolare porta alla piazza, alla città gente (gente uguale consumo, per esercenti dei locali, ristorazione ecc. ecc. è fonte di guadagno quindi di forza lavoro) come si fa a non capire certe cose… Ogni città che crea eventi ha un ritorno economico triplicato ma a Padova sembra che questo concetto sia impossibile da capire… Sottolineo se la città non crea eventi è una città morta se li crea sperpera soldi … Come farà Padova a trovare equilibrio se non c’è neanche ragionamento“, “Fuochi da sbadigli” e “Fuochi bellissimi”. Apprezzabile il commento “Sono disabile e avete organizzato per quelli come me, fuochi meravigliosi, ci sarò. Grazie”. Il bagno non è stato piovano ma di folla, circa 40.000 persone, dei 100.000 previsti per complicità atmosferica, che hanno festeggiato e trascorso in Piazza un ferragosto meno afoso ma comunque festaiolo e di svago lasciando acidità e stress ai prossimi 12 mesi. Accontentarsi ed essere felici per una sera è oggi cosa rara; passare con la famiglia o amici una festa in città, anche pensando a coloro che non possono permettersi una vacanza ed ai turisti, per alcuni sembra tradizione preistorica: tutti nobili e nessun plebeo, tutti colmi di certezze e verità ma nessuna umiltà manifestata con serenità e audacia. Per tutto il resto c’è una nota Card, ma anche questa oggi è un lusso. Smile & Take it Easy.